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All’ultimo Gran Premio di Monza, in barba ai suoi quindici anni di età, ancora in griglia: l’Alfa 156 GTA del servizio Cea

E' finita in mondovisione, solleticando la curiosità degli appassionati e anche la nostra. Lo scorso 4 settembre un’Alfa Romeo 156 GTA della Squadra Corse Cea, il servizio antincendio che protegge corse e autodromi italiani, ha calamitato l’attenzione su di sé dal fondo del lungo rettilineo di Monza, pronta a scattare dietro alle monoposto di Formula 1 schierate al via dell’87° Gran Premio d’Italia. Proprio così: nonostante le quasi quindici primavere, la GTA guarda ancora le spalle a quelle automobili da corsa universalmente note come le più sofisticate. Ecco perché siamo andati a bussare a casa dei famosi Leoni della Cea.

Ad accoglierci, nel quartier generale di Monza (la sede principale è a Castenaso, in provincia di Bologna), troviamo Cesare Favè. Classe 1958, Cesare è un Leone dal 1980. Un veterano. “Ecco la nostra GTA!”, arriva subito al sodo indicando la vettura che solo pochi giorni prima ha attraversato l’etere (gli esemplari di GTA attualmente in carico sono due, più alcune 156 Sportwagon con motore 2.0 JTS). Rossa, ovviamente, con il lampeggiante sul tetto, lo stemma dei Leoni sulle portiere e una ruota diversa da tutte le altre: “L’abbiamo messa su prima della gara perché abbiamo forato un pneumatico”, ci racconta Favè. “L’originale è nella nostra officina, in attesa di essere riparata”.  

RITORNO A CASA

Alle porte dell’autodromo di Monza ci siamo presentati con una vecchia gloria della Squadra Corse Cea. Un’Alfa Romeo 75 3.0 V6 America che proprio qui prestò servizio e che oggi appartiene al collezionista pavese Marco Castiglione. Questo esemplare è interessante per due motivi. Il primo, ovviamente, per le sue vicende a bordo pista. Il secondo perché si tratta di uno dei primi telai di Alfa 75 con motore 3 litri prodotto, una delle circa 30 preserie la cui costruzione risale al 1986 (il debutto nei listini di questa versione sarebbe avvenuto nel 1987). Prima intestataria, con targa Milano del 25 marzo 1987, risulta infatti essere la stessa Alfa Romeo. Cea Corse l’acquisisce invece il 6 febbraio 1989 e successivamente la reimmatricola con targa Bologna. Favè riconosce subito la “Numero 23” (l’identificativo di questa 75) e ricorda di averla utilizzata anche per trasferte fuori dall’Italia; sarebbe questo il motivo dell’adesivo “I” sul baule che identificava ai tempi le auto con targa italiana in visita all’estero. Oggi la vettura non ha più gli equipaggiamenti antincendio, rimossi dalla Cea quando la vettura fu dismessa e ceduta a un privato nel novembre del 2002, ma riusciamo comunque a mettere a fuoco le altre peculiarità dell’allestimento: il lampeggiante sul tetto con relativi interruttori sulla plancia, la rimozione della serratura del baule e l’installazione dei ganci rapidi, il rollbar all’interno, l’assetto con taratura più rigida delle sospensioni, il terminale privo di silenziatore. Il motore, invece, è rimasto quello di serie. 

Quello dello scorso 4 settembre, in realtà, è stato il primo via della 156 GTA in una gara di Formula 1. “Fino all’anno scorso - conclude Favè - seguivamo le monoposto con una Fer- rari 348, ma adesso che l’abbiamo mandata in pensione, di tutta la nostra flotta la GTA è ri- mastalapiùveloce.Nonostantelasuaetà”. 

LA STORIA DEI LEONI

Quella della Cea è una storia lunga quasi cinquant’anni. La fonda Ermete Amadesi inaugurando nel 1967 lo stabilimento di Castenaso (BO) e consolidando una tradizione familiare nel settore antincendio iniziata nel dopoguerra. La Squadra Corse, invece, nasce nel 1970. “Mio padre ai tempi era amico di Luciano Conti”, ci racconta oggi la figlia Rossella. “Imprenditore, editore, presidente del Bologna calcio, gestiva con Paolo Moruzzi l’autodromo di Imola. I nostri interventi a quel tempo erano di sorveglianza antincendio nei cinema, nei teatri e in più gestivamo le emergenze. ‘Perché non pensi a un presidio anche sui circuiti?’, propose Conti a mio padre.
E da lì partì tutto”. Al via del G.P. d’Italia del 1978 l’intervento della Cea permette di domare le imponenti fiamme e tirare fuori dalla sua Lotus lo svedese Ronnie Peterson (sarebbe poi morto nella notte per un embolo adiposo). L’episodio fu descritto dalla stampa come un’azione da leoni, fatto che decretò ufficialmente per gli uomini della Cea il soprannome di Leoni. Nel 1989, sul circuito di Imola, la Ferrari di Gerhard Berger si schianta alla curva del Tamburello e prende fuoco: il tempestivo intervento dei Leoni gli salva la vita. Il presidio sui circuiti è oggi pressoché quotidiano. L’ultima apparizione televisiva in ordine di tempo risale al recente G.P. d’Italia. 

NON SOLO ANTINCENDIO

È un presidio quotidiano quello degli uomini della Cea sui circuiti italiani dove prestano servizio. Qui, nel quartier generale di Monza, ogni giorno della settimana è operativa almeno un’auto con due uomini di equipaggio. Le attività sono quelle antincendio, ma anche di decarcerazione in caso di incidente in cui il pilota dovesse rimanere intrappolato in abitacolo (lo mettono nelle condizioni di essere soccorso dal servizio medico) e di rimozione delle vetture uscite di pista. Per quest’ultima attività sono equipaggiati con alcune fuoristrada munite di verricello. Solo a Monza, si occupano anche di pesare le auto a fine gara per conto dell’organizzazione.

Oltre il presidio lungo il circuito, una loro vettura segue tutte le partenze e compie un giro completo dietro i bolidi in gara. Solo in occasione dei G.P. di F.1, troppo veloci per essere seguiti a lungo, la vettura della Cea esce alla Seconda Variante.

Il loro frigorifero è tarato a temperature prossime allo zero: l’acqua delle bottiglie, se ghiacciata, li accompagna per più ore durante le lunghe e calde giornate in circuito. Gode di ottima reputazione anche la loro cucina: si dice che durante i fine settimana di gara il quartier generale dei Leoni sia piuttosto visitato dagli uomini delle scuderie.